Silver Sirotti, eroe dei ferrovieri

Oggi è il due agosto il trentesimo anniversario della strage di Bologna, avvenuta alla stazione centrale delle Ferrovie dello Stato. Quel giorno mio padre era ferroviere, quel giorno era sulla linea di Piacenza. Mia madre invece era in casa a Bologna che mi accudiva. Due giorni dopo ma sei anni prima l’eroe dei Forlivesi e dei ferrovieri Silver Sirotti s’mmolava per salvare diverse vite umane.

«Controllore in servizio, in occasione del criminale attentato al treno Italicus non esitava a lanciarsi, munito di estintore, nel vagone ov’era avvenuta l’esplosione per soccorrere i passeggeri della vettura in fiamme. Nel nobile tentativo, immolava la giovane vita ai più alti ideali di umana solidarietà. Esempio fulgido di eccezionale sprezzo del pericolo e incondizionato attaccamento al dovere, spinti fino all’estremo sacrificio.»



Oggigiorno nessuno affronterebbe un vagone in fiamme armato solo di un estintore del 1974. Oggi col cellulare si chiamerebbero rinforzi che arriverebbero in quel punto in 20 minuti sia da Bologna che da Firenze. Oggi i controllori non esistono più, le porte sono elettriche e si chiudono da se. Quel che chiamate controllore spesso è anche (e il solo) capo treno, formato ed istruito come si deve, è il vostro eroe per quel viaggio.

In questi giorni ferroviari mi torna in mente quanto successo un paio d’anni fa quando mio padre, attaccato alle ultime speranze di vita mi confidava degli anni 70, quanto abbia amato ed odiato il suo lavoro. In quel periodo s’alzava all’alba per partire da Bologna e prendere servizio a Piacenza, col terrore che scoppiasse una bomba e non tornasse più a casa. Forse pensano la stessa cosa i ferrovieri di oggi.

Oggi i treni sfrecciano a 300km all’ora, a quella velocità la fermata d’emergenza impiega circa due chilometri prima di arrestare il convoglio. Non so quantificare quanto tempo sia, ma indubbiamente: quanto basta…

Forse in trent’anni non son cambiate poi tante cose, forse non ci avevi pensato, forse sono soltanto troppo ipocondriaco.

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2 commenti

SONO (e non faccio) un

SONO (e non faccio) un Capotreno; ho trentuno anni di servizio sulle spalle ed ho vissuto sia la tragedia di Bologna che l’attentato al 904. Di bocconi amari in tutti questi anni ne ho dovuti ingoiare tantissimi ma sono ancora fiero di poter dire: «SONO UN CAPOTRENO»!!! E questo lo devo anche a chi, come Tuo Padre, ha ONORATO il nostro lavoro. Sii orgoglioso di essere figlio di un Uomo come SILVER SIROTTI.
Un abbraccio

Ciao Patrizio, grazie per il

Ciao Patrizio, grazie per il tuo commento, non sono io il figlio di Sirotti. Ti auguro buon lavoro e di poter esprimere sempre il meglio della tua professionalità, nonostante il materiale rotabile ogni tanto crei dei grattacapo…treno!