Non sottovalutare le potenzialità del Supplì

C’è una cosa che bisogna sapere se si visita Roma, la capitale del mondo.

Bisogna imparare ad apprezzare il Supplì, per uno svariato numero di motivi.

Gli indigeni danno per scontato che nello stomaco di ogni persona ci sia sempre posto per il Supplì, mentre invece al di sopra della capitale ciò non avviene; vuoi per ignoranza, vuoi per diverse usanze gastronomiche.

Il Supplì, oltre a possedere una pagina su Wikipedia dedicata, è senza dubbio un ottima via di mezzo tra L’arancino meridionale e la cotoletta nordista, il che lo rende più appetibile, di quanto non lo sia per sua natura.

Il Supplì è un alimento sostenibile, salva in corner alimenti che altrimenti contribuirebbero ad alimentare la catena del rifiuto riciclato.

Il Supplì è scalabile, al contrario dell’Arancino, per il quale non sono disponibili «mezze misure».

Il Supplì è estendibile, la ricetta infatti prevede oltre agli ingredienti di base, estendibilità verso il basso implementando le verdure, estendibilità verso l’alto implementando le carni grasse.

Il Supplì ha una elevata portabilità, il che lo rende ideale per la massimizzazione, sia dei tempi che dei costi del pranzo.

Purtroppo non è possibile abusarne se non a discapito della linea e del colesterolo.

Il consiglio, per chi non sia romanoderoma, è quindi di cibarsi di Supplì almeno una volta durante la propria visita presso la capitale. Cosa che farò presto anche io.

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